Resa significa connettersi con l’attitudine di non avere altro interesse che Sri Krishna

Resa significa connettersi l’attitudine di non avere altro interesse che Sri Krishna

- Ecuador, 14 giugno 2015 -

Cari devoti, accettate tutto il mio affetto dall’Ecuador, sono stati giorni con molto nettare, avendo presenziato a due o più programmi al giorno. I devoti ecuadoriani, certamente, si stanno sforzando molto nel predicare. A Vilcabamba sono rimasto impressionato, avevano più di 50 persone nel programma, e questo è un programma relativamente nuovo. E domani mattina ripartiremo, felice di essere stato in terra ecuadoriana. Oggi desidero condividere alcune parole sulla resa; Arrendersi è l’accettazione assoluta, in parole e negli impegni, preferibilmente anche nei pensieri. Distinguendo e accettando quanto è favorevole per il progresso sulla via del ritorno a Dio. Raggiungere la dimora di Dio è lo scopo della vita, non c’è nulla di più importante di questo. Non c’è niente di meglio di ciò, ma lungo la strada sorgono anche impedimenti.

Pertanto, uno dei sintomi della resa, è l’accettare le condizioni favorevoli per dirigersi nella direzione corretta; un altro sintomo è decidere ed essere determinati nel respingere tutto ciò che è sfavorevole al cammino per raggiungere i piedi di loto di Sri Krishna. Inizialmente si può non essere sicuri di quello che è l’obiettivo che vogliamo raggiungere, forse percepiamo solo alcune cose, come ad esempio che la nostra meta è positiva, che è situata molto al di là della dualità e quindi ci porterà vera pace, che è molto al di là delle miserie e delle bugie di questo mondo materiale. Tuttavia, l’essenza della resa è connettersi con la modalità del non avere alcun interesse separato da Sri Krishna. E per questo, ci si deve chiedere e pregare, chiedendo in cosa consiste la dolce volontà del Signore riguardo a se stessi. La resa porta grandi cambiamenti nella vita di una persona, è una transizione, un cambiamento importante dagli sforzi guidati dall’egoismo verso la piena dedizione spirituale senza sforzi per il benessere personale.

Questo si mette in pratica nella misura in cui si utilizza tutto quello che si è ricevuto per il servizio d’amore al Signore. In Sud America si dice: fare buon uso di un cattivo affare. Questa è la filosofia del ” yukta vairagya”, utilizzare tutto quello che abbiamo per servire il Signore. Poiché Egli è la fonte e l’origine di tutto. Nella modalità della resa tutto diventa positivo e progressivo, nella vita della resa uno deve sforzarsi di essere cosciente di tutto ciò che ha ricevuto e distinguere adeguatamente le cose. Uno deve apprezzare tutto ciò che gli arriva. Valorizzare la sua stessa vita come un dono di Dio. Quanto siamo importanti? Questa domanda può essere risolta solo in relazione alla causa della nostra esistenza. La causa della nostra esistenza è lo scopo di essa, e lo scopo della vita umana è di essere un servitore di Krishna “jivera svarupa hoy, krishnera nitya dasa”. Lo scopo della vita umana è di essere un servitore di Dio, quindi l’importanza della vita di ciascuno si pone in relazione con la sua connessione nel servizio a Dio. E il servizio a Dio è il servizio a tutte le anime, servizio affinché anche le altre anime diventino coscienti di Dio.

Questa è l’essenza della nostra vita, le nostre vite diventano quindi molto importanti. Il valore delle nostre proprie azioni dipende verso dove vengono dirette. Se agiamo per servire, allora le nostre azioni e la nostra vita diventano molto preziose, è qualcosa di proporzionale, più attitudine di servizio sviluppiamo verso le anime e Dio,  più di valore diventa la nostra vita. Se non utilizziamo le nostre vite correttamente, allora stiamo perdendo tempo in cose del mondo materiale come vestirci alla moda, avere i migliori gioielli, divertirsi nei modi più stravaganti, ecc., ecc., ecc. La vita ci sfugge di mano così veloce che quando ce ne rendiamo conto siamo già completamente consumati dalle fauci del mondo materiale. Pertanto, miei cari, questo è il momento giusto per fare una profonda auto-analisi e chiedersi: Chi sono io? Cosa rende di valore la mia esistenza?

Ho già fornito i presupposti affinché ognuno possa rispondere a queste domande. Non c’è niente di più bello e più propizio della Verità. E’ attraverso la coscienza che possiede ogni anima, che possiamo renderci conto in qual modo siamo parte di quella Verità. Dobbiamo abbigliarci con la nostra essenza di eterni servitori. Non è uno stato artificiale, è una realizzazione che discende dall’alto grazie alla misericordia incondizionata. E la cosa più importante è che dobbiamo allenarci per diventare buoni servitori. La pratica quotidiana, lo sforzo giornaliero è ciò che ci prepara per questo. Uno procede nella misura in cui anela a servire. E’ proporzionale, più servizio, più progresso. Il servizio di devozione è la vera radice di tutto questo assunto. Come si esperisce questo servizio devozionale nella pratica? Nel ricordare Dio, nel fare piani per Dio o per connettere altri a Dio; quando coltivate l’ispirazione di stare assieme a Dio, quando lavorate e vi sforzate per migliorare e diventare idonei infine a servire  Dio.

Tutto questo cui aspiriamo nel processo della vita spirituale non è una cosa ordinaria, al contrario. Per meglio dire, stiamo parlando dello scopo supremo della vita. Niente di meno che questo. Possiamo connetterci con questa meta solo nella misura in cui rimaniamo legati a una fonte affidabile di energia spirituale, e reciprocando questa connessione con la giusta attitudine, e questo contegno è la resa di cui abbiamo parlato all’inizio. L’atteggiamento di chi respinge tutti gli interessi egoistici separati da Sri Krishna. Questa è la nostra opportunità per decidere se ci arrendiamo alla Fonte suprema o continuiamo nella resa al materialismo che abbiamo servito vita dopo vita. Con queste parole per oggi vi saluto. Spero che ci potrete riflettere su durante la settimana.
Jay Prabhupada!
Vostro, Swami Paramadvaiti B.A.