ACCETTARE E TOLLERARE LA DUALITA’

ACCETTARE E TOLLERARE LA DUALITA’

Bogotà, 31 maggio 2015

Miei cari devoti,

Essere sempre contro il tempo è un po’ pesante, però la vita è sempre contro il tempo, abbiamo solo una possibilità, che è quello di correre in avanti in questo mondo, il samsara; conta ogni istante, ogni minuto, conta ogni pensiero, ogni parola. A volte pensiamo che il piacere effimero del momento sia la cosa più importante, quando in realtà, importante è il piacere di Krishna. E’ importante che Krishna sia soddisfatto di tutto quello che fai, quindi a volte si deve soffrire. In qualche modo la vita è segnata dalla sofferenza, naturalmente c’è anche felicità, ma è caratterizzata dalla sofferenza. La prima è uscire dal grembo materno, sembra impossibile per un bambino di quel formato uscire da un’apertura così piccola; anzi è quasi impossibile immaginare come il corpo della madre si apra così tanto da lasciarlo uscire. Così è la vita, è piena di dolore, grandi dolori, dolori karmici necessari e non necessari. La maggior parte dei dispiaceri non sono necessari, questa è la cosa più curiosa. Perché se mi cade una pietra sul piede ho male? Bene, è naturale; ma vi sono dispiaceri che non lo sono, come ad esempio la gelosia, che fa soffrire molte persone gratuitamente. Le persone gelose a volte perdono i capelli o vivono con gran nervosismo.

Ho la soluzione per la gelosia, se qualcuno ti è infedele gli si dovrebbe dire grazie, non c’è bisogno di perdere altro tempo servendo qualcuno che non ne vale la pena; non si può stare con qualcuno che non vuole stare con noi, non vogliamo imporre la nostra presenza, la mia vita con qualcuno che non desidera stare con me. Non è ragionevole? Certo che se uno ha già tre figli è diverso, in tal caso si parla di contratti firmati nel registro karmico, perché per chi lascia bambini presenti, è garantito che lo attendono molte nascite. Per questo si dovrebbe essere molto cauti, pregare molto per Krishna, Dio, pregando e pregando, non gli altri, non l’ego e la lussuria.

Così si soffre nel mondo, ma soffrire per Krishna è un bene, quindi non ho paura quando mando qualcuno a Santa Marta o Varsana e deve attraversare qualche tapasya, non me ne preoccupo, perché gli è toccato qualcosa di complesso. La dualità deve essere tollerata ed accettata; si tratta di impressioni temporali dei sensi, felicità e tristezza. Sei felice di avere i capelli, ma quanta sofferenza con lo shampoo e il pettine: questo è tutto un circolo; tuttavia se si è calvi ci si salva dallo shampoo, ma improvvisamente non ti piaci; ogni cosa ha i suoi vantaggi.

Poi, in un modo o nell’altro, c’è la sofferenza. Invecchiare si potrebbe chiamare la peggiore sofferenza, perché in età avanzata ci sono poche cose buone; manca la vista, l’udito, l’olfatto, il movimento; vi manca tutto e vi duole dappertutto. Difficilmente ti sentirai estatico se non hai realizzato, prima di raggiungere questa realtà temporale, di non essere questo corpo. Quindi è più facile realizzarlo in età avanzata, perché questo corpo è problematico, nessun organismo vecchio funziona perfettamente. Così nella Bhagavad – Gita Krishna dice che questo mondo materiale è un luogo di sofferenza: “E’ limitato e miserabile, cosa stiamo facendo qui allora, come ci siamo arrivati, cosa ci è capitato quando ci siamo inseriti nel mondo materiale?” Talvolta abbiamo ancora l’idea che tutto sarà buono, tutto bello; ho intenzione di essere una moglie adorata o un uomo ammirato, attraente e tutto mi andrà bene …

In coscienza di Krishna la cosa è sensata e vale la pena soffrire, non bisogna pensare che si arriva alla Coscienza di Krishna e finirà la sofferenza; è una bugia. Ha senso soffrire per il Signore in un servizio amorevole; questo ci avvicina al Signore dell’Amore e della Sofferenza. Al che se ci si vuole sposare offro le mie più sentite condoglianze, se celebriamo un matrimonio come qualcosa di glorioso è perché ci sono due sacrificati che accettano di entrare nella sofferenza. Tutto ciò solo a beneficio dei bambini che giungeranno, se non ci sono una mamma e un papà che soffrono per i loro figli, allora non siamo niente. Non è una pubblicità per il “Matrimonio Cosciente”, ma in realtà un uomo e una donna che si sposano e fondano una buona famiglia sono più sacrificati che un brahmacari; essere brahmachary è un sacrificio superlativo, ma se si è brahmachary per predicare, non per eludere la responsabilità. Altrimenti non è un brahmachary, è un disertore dei doveri umani. Il brahmachary predicatore arreso al Guru ha delle scuse, una buona scusa per non generare esseri umani, tale scusa è che essi generano la consapevolezza tra la gente in nome del Guru, si curano di diventare buoni devoti e predicatori. Questo è molto importante, e ringrazio continuamente Srila Prabhupada per avermi salvato dal matrimonio per servire lui, ma ho da lavorare duramente come se avessi 10 bambini e non è falso. Certamente il lavoro è anche leggere libri, tutto ciò che fa un brahmachary è al tempo stesso un lavoro, studiare per essere un buon predicatore.

Queste cose si affermano con una certa dose di scherzo.

Piuttosto, il mondo materiale è come un detto tedesco: – “Fare buon viso a cattivo gioco”.

Anche se succede qualcosa di brutto sorridiamo ugualmente. Immaginate, io sono una persona sociale e sono coinvolto con moltissime famiglie; mi portano notizie quotidiane come nascite, morti, divorzi, inganni e tradimenti, tra le altre circostanze. E poi devo rimanere di fronte alle persone e mostrare un volto felice e parlare: – “Come stanno i cari amici, realizziamo progetti interessanti, dobbiamo andare avanti, non abbassiamo la guardia, ecc.” Non crediate che sia sempre facile fare un buon viso al cattivo gioco, ma questa è la vita, così tocca a ognuno, tocca a me perché volontariamente ho accettato  questo servizio di mendicante d’amore, pellegrino errante, e non posso lamentarmi perché l’ho scelto.

Quando avevo circa 13 anni d’età, mi deprimevo per le guerre, leggevo i quotidiani ed ero sul punto di entrare in quell’abisso chiamato depressione, mi dicevo: – niente vale la pena che io faccia -. Ma fu lì che ebbi una illuminazione e mi dissi “Se posso piangere per tutto, perché invece di piangere non ridere di tutto” e adottai un atteggiamento positivo nella vita. Così ho acquisito un atteggiamento ottimista, ho preso l’atteggiamento di sorridere per tutto, per questo mi si vede sempre con un sorriso, e non è artificiale. Se voi guardate bene, la verità è che ci sono molte cose belle che ci fanno sorridere. Quando vedo voi, per esempio, mi apparite belle persone, anche se conosco molti vostri errori ciò non mi fa pensare che non siete brave persone, al contrario mi apparite come persone molto belle nella splendida lotta che abbiamo deciso di portare avanti assieme. Possiamo essere sicuri dell’esito, andiamo a ottenere qualcosa perché non ve n’è nessun altra.
Vostro,

Swami B.A Paramadvaiti